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LETTERA APERTA ALLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA ROMANA SULLA CURA PASTORALE DI PERSONE "GAY" D "LESBICHE"
Come parroci cattolici la nostra preoccupazione aumenta con il tono e in alcuni casi il contenuto di documenti e dichiarazioni del Vaticano, delle conferenze episcopali e dei singoli vescovi su argomenti che riguardano questioni "omosessuali" o "gay/lebiche". Rispettiamo l’autorità insegnante della Chiesa e per questo motivo troviamo particolarmente sconcertante l’aumento di linguaggio violento e abusivo indirizzato a qualsiasi persona umana. Tale linguagggio non è conveniente innanzitutto quando si parla di membri della comunità dei fedeli. Queste dichiarazioni della Chiesa sono cause di divisione e discriminazione e avverse alla pratica pastorale. Il cammino della fede è singolare e sacro; coinvolge l’integrazione personale della sessualità e la spiritualità. Le condanne indirizzate a cattolici sinceri che cercano di capire questo cammino sono inconvenienti e dal punto di vista pastorale dannose. Come sacerdoti e parroci noi dichiariamo che i nostri fratelli gay e sorelle lesbiche sono tutti membri della famiglia di Dio, fratelli e sorelle nel Signore Gesù e meritano la dignità e rispetto dovuto a qualsiasi essere umano. Riconoscere la dignità inalienabile della persona umana è l’unica via alla giustizia e la riconciliazione. Affermiamo la bontà di tutte le persone omosessuali. La nostra dichiarazione ha come base il documento dei vescovi statiunitensi Always Our Children [Sempre i nostri Figli]. Inoltre riaffermiamo il concetto della bontà della persona umana che è stato un tema del papato di Giovanni Paolo II. Inoltre vogliamo dire senza equivicazione che il ministero ai nostri fratelli e sorelle gay e lesbiche è – come qualsiasi ministero – di mutuo beneficio. Giudicare in anticipo la destinazione del cammino di un qualsiasi credente è inconveniente. Camminare insieme – come facciamo con i fratelli e sorelle eterosessuali è l’unico modo cristiano di rispondere alle loro esigenze. Nel passato recente singoli vescovi, conferenze episcopali e il Vaticano stesso hanno adoperato un tono talmente violento e abusivo nel riguardo di questi figli e figlie della Chiesa che non possiamo più tacere.
Esiste un altro gruppo nel Corpo di Cristo che è stato attaccato e violato con linguaggio così gretto? Ci sono esempi fin troppo chiari nel più recente documento del Vaticano che dimostrano questa denigrazione (demonization ?) di questi figli di Dio. Parlando dell’omosessualità come "fenomeno morale e sociale preoccupante", "grave depravità", "l’espandersi di questo fenomeno", "approvazione e legalizzazione di questo male", "detrimento grave al bene comune", "nocivo allo sviluppo giusto della società umana", "intrinsicamente disordinato". C’è qualcuno che crede che questo linguaggio vile e tossico è attraente? Per motivi di autostima molti cattolici gay e lesbici si sentono obbligati di terminare la loro partecipazione attiva nella Chiesa. Si interrogano se è ancora possibile rimanere membri di una Chiesa che nella loro esperienza è così abusiva. Non è possibile servire e rispondere alle esigenze dei nostri fratelli e sorelle omosessuali con questo atteggiamento. La Chiesa cattolica è più cattolica quando abbraccia e include tutti; il vangelo di Gesù è meno trasparente quando la Chiesa è rigida e esclusiva. Per questo motivo vogliamo riaffermare le dichiarazioni positive e pastorali di alcuni vescovi e alcune conferenze episcopali (per es. Always Our Children [Sempre i nostri Figli]. La teologia della Chiesa e la sua teologia morale deve sempre dialogare con l’esperienza vissuta dei suoi membri; quest’esperienza condiziona e articola l’antico deposito della fede. Ci auguriamo un nuovo atteggiamento di accoglienza e dialogo che contempla l’esperienza vissuta di tutti i cattolici. Reconosciamo le benedizioni di tanti omosessuali in una varietà di rapporti. Crediamo nella necessità d’ascolto rispettoso nel loro riguardo. Non sappiamo i motivi per l/uso crescente di questo linguaggio violento e abusivo, ma lo deploriamo e insistiamo che cessi subito. Inoltre chiediamo che tutti questi in posizioni di autorità magistrale nella Chiesa smettano di pronunciare dichiarazioni indirizzate a membri gay e lesbici del Corpo di Cristo e comincino a dialogare CON questi stessi membri del Corpo di Cristo. Da parte nostra ci impegniamo di trattare con rispetto e dignità tutti quelli che vogliono continuare il loro cammino di fede con noi senza considerazione della loro orientazione sessuale. Ci associamo con i numerosi uomini e donne, eterosessuali e omosessuali, che cercano la giustizia, la misericordia e la compassione in e per la Chiesa cattolica. Invitiamo tutti che condividono il nostro parere di copiare questa lettera, firmarla e inviarla al loro parroco, vecovo, conferenza episcopale e il Vaticano.
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